Diffamazione: Cosa è, Come Funziona e Come Difendersi

La diffamazione, nel nostro ordinamento giuridico, è il reato commesso da chi offende la “reputazione” di qualcun altro. Il delitto di diffamazione è descritto dall’articolo 595 del codice penale che lo punisce con la pena della reclusione fino a un anno oppure, in alternativa, con una multa fino a mille32 euro.

Cosa è la diffamazione

La diffamazione è l’offesa alla reputazione. Questo vuol dire che per esserci diffamazione non basta che l’interessato si “senta” offeso. La reputazione infatti non è la considerazione che ciascuno di noi ha di sé stesso, ma è ciò che di ciascuno di noi pensano gli altri. In sostanza affinché vi sia diffamazione è necessario che l’offesa venga conosciuta dalle persone con le quali la vittima della diffamazione è in rapporti nella società (personali, familiari, professionali). E perché l’offesa diventi diffamazione occorre che sia potenzialmente capace di provocare in chi la legge o la ascolta un’opinione negativa della persona che ne è vittima.

DIFFAMAZIONE SEMPLICE E AGGRAVATA

Nel nostro diritto sono previsti diverse ipotesi di diffamazione: se si offende la reputazione di qualcuno raccontando un fatto specifico, la pena aumenta: reclusione fino a due anni oppure multa fino a 2065 euro.

Un’altra ipotesi di diffamazione aggravata è quella legata al mezzo di diffusione dell’offesa: se per diffamare qualcuno si usa la stampa o qualunque altro mezzo di pubblicità, la pena aumenta ancora: reclusione da sei mesi a tre anni oppure multa “non inferiore” a 516 euro.

L’articolo del codice penale che punisce la diffamazione è stato scritto nel 1938, per questo negli anni diverse leggi hanno successivamente equiparato alla stampa prima i mezzi di informazione via etere (radio e televisione) poi quelli on line, e quindi i social network e la rete in genere. In pratica, sono state previste pene identiche a quelle previste per la diffamazione aggravata dall’uso della stampa anche per tutti quei mezzi che, a causa della loro tipologia, possono raggiungere contemporaneamente un elevato numero di persone. Anche se non sono, giuridicamente, “stampa”. Ossia anche se non sono veri e propri organi di stampa.

ELEMENTI COSTITUTIVI DELLA DIFFAMAZIONE

La diffamazione è considerata, dalla nostra giurisprudenza, un reato istantaneo. Ossia si configura nello stesso momento in cui l’offesa viene diffusa al pubblico. Proprio perché si tratta di una lesione della reputazione di una persona, cioè dell’opinione che di questa persona hanno gli altri, non ha alcuna importanza se l’interessato viene a conoscenza o meno dell’offesa che lo riguarda.

Affinché si possa accusare qualcuno di diffamazione è necessario però dimostrare che all’origine dell’offesa ci sia il dolo. Che tuttavia, nel caso del reato di diffamazione, è sufficiente che sia “generico”. In sostanza vuol dire che basta la consapevolezza che il fatto raccontato possa anche soltanto in teoria offendere la reputazione del soggetto.

VERITA’ PUTATIVA

Non esiste invece la diffamazione colposa. La prova che non si è agito di proposito la deve però fornire l’accusato che deve dimostrare la sua buona fede. In sostanza deve provare di aver verificato il suo racconto con tutti i mezzi possibili a sua disposizione. E che queste verifiche lo abbiano indotto a credere che la storia raccontata fosse vera.

A questo proposito è bene sapere che chi commette il reato di diffamazione potrebbe “cavarsela” se dimostra che lo stesso fatto che viene ritenuto diffamatorio è stato già portato in passato a conoscenza del pubblico, con altri e diversi mezzi di diffusione o di informazione, e che nonostante ciò l’interessato non abbia mai protestato, cioè non abbia mai smentito quei fatti.

COME DIFENDERSI DALLA DIFFAMAZIONE

La difesa dalla diffamazione passa attraverso due strade:

  • la richiesta di smentire i fatti raccontati e di correggere ciò che è stato detto
  • la presentazione di una querela contro l’autore della diffamazione.

Le due strade possono essere percorse anche contemporaneamente. Nel senso che la richiesta di rettifica e di smentita, anche quando venisse accolta dal responsabile della diffamazione che provvede a correggere ciò che ha raccontato, non esclude la possibilità per la vittima della diffamazione di presentare la querela e ricorrere, quindi, alla magistratura per punire il responsabile.

La querela va però presentata entro 90 giorni. Sulla decorrenza dei 90 giorni oltre i quali la querela non è più valida, in giurisprudenza ci sono opinioni differenti. Alcuni affermano che i 90 giorni decorrono da quando la vittima della diffamazione viene a conoscenza dell’offesa. Altri, la maggior parte, ritengono che i 90 giorni decorrano dal momento in cui il fatto è stato diffuso.

RISACRIMENTO DEL DANNO

Oltre alla querela, che dà origine a un processo penale a carico del responsabile della diffamazione, la vittima dell’offesa può anche chiedere un risarcimento del danno con un processo civile. In questo caso l’azione civile può essere avviata entro cinque anni dal giorno in cui il fatto si è verificato. Ossia dal giorno in cui l’offesa è stata resa pubblica

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