Danno Alla Persona: Quale La Definizione E Cosa Comprendono

Cos’è esattamente il danno alla persona e in quali casi può dare diritto a un risarcimento? Il concetto è ampio e si riferisce alle lesioni che, in conseguenza di una condotta illecita, possono andare a colpire l’individuo.

Quest’ultimo è tutelato dal nostro sistema legale nei suoi diritti costituzionali e nei valori fondamentali che possono interessare diversi ambiti: quello affettivo e relazionale, l’ambito lavorativo, il diritto a proteggere la propria reputazione e così via.

Danni alla persona: definizione

Il concetto di danno alla persona si è evoluto nel tempo ampliando il proprio ambito di applicazione, anche ai fini del risarcimento. Ciononostante, la sua definizione non è univoca come non lo sono i metodi per quantificare il danno e assegnare un risarcimento ad esso proporzionale. Vediamo brevemente quali sono le tipologie di danno considerate.

La prima distinzione fondamentale prevista dal nostro sistema giuridico è quella tra danni patrimoniali e danni non patrimoniali. I primi riguardano la sfera economico-finanziaria e, a loro volta, comprendono al loro interno il danno emergente e il lucro cessante.

A essere intaccati sono, in questi casi, i beni materiali della persona: per un mancato introito, come il mancato pagamento del canone di affitto, o per la perdita di un’occasione di guadagno.

Quando si parla di danni alla persona, invece, ci si riferisce a un bene immateriale, come la salute e più in generale il bene vita. La nostra Costituzione tutela l’integrità psico-fisica dell’individuo e tutti gli ambiti che interessano l’espressione e la realizzazione della sua personalità. La dottrina e la giurisprudenza hanno recepito in modo sempre più ampio questi concetti, attraverso un lungo dibattito che ha interessato le ipotesi di risarcibilità.

Danno non patrimoniale: danno biologico, danno morale e danno esistenziale

Nel tempo, il danno non patrimoniale si è andato progressivamente articolando in diverse sottocategorie che interessano specifici ambiti della vita personale.

La prima di essere è il cosiddetto danno biologico, ovvero il pregiudizio causato alla salute: con esso non si intendono solo le lesioni fisiche, ma anche i danni che possono interessare la salute mentale dell’individuo. In sintesi, il danno biologico interessa l’integrità psicofisica della persona nel suo complesso.

La seconda categoria compresa nella definizione di danno non patrimoniale è il cosiddetto danno morale. Questo concetto si riferisce a una sofferenza interiore, di tipo transitorio, provocata dalla condotta illecita. Oltre al turbamento dello stato d’animo, in casi particolarmente gravi il danno morale può interessare anche una perdita di dignità della persona.

Alle due categorie citate si affianca il danno esistenziale, ovvero un pregiudizio causato alla qualità di vita e al sistema di relazioni dell’individuo.

Mentre il danno morale si riferisce nello specifico alla sfera interiore e alla sensibilità emotiva della persona, il danno esistenziale riguarda la sua proiezione esteriore: ovvero, le manifestazioni della personalità, le abitudini di vita e le logiche attraverso le quali il soggetto si rapporta quotidianamente al mondo esterno, incluso l’ambito lavorativo.

Danni alla persona: come avviene il risarcimento e quali sono i requisiti per richiederlo

Ai fini del risarcimento, le singole tipologie di danno sono soggette a valutazioni distinte. In altre parole, le diverse lesioni saranno liquidate separatamente e soggette a una quantificazione a sé stante. In caso di lesioni micro permanenti, ovvero di modesta entità, può verificarsi l’accorpamento del danno e quindi la liquidazione unitaria dello stesso.

Il danno non patrimoniale non presuppone la quantificabilità del fatto illecito come reato: prevale infatti l’esigenza di tutela dei diritti inviolabili della persona. Anche se il fatto illecito non costituisce reato, quindi, in presenza di una lesione dei valori costituzionali è possibile fare richiesta di risarcimento.

In tutti i casi già elencati, il risarcimento può avvenire solo in presenza di precisi requisiti. Anzitutto, non può trattarsi di un danno futile, ossia, di un disagio di lieve entità.

Per ipotizzare un risarcimento, infatti, l’offesa in questione deve essere grave, al di sopra della soglia minima di tollerabilità. In secondo luogo, il ristoro del danno può avvenire solo se sussiste la prova evidente di un nesso di causalità tra il fatto illecito e la lesione subita. L’onere di provare tale nesso spetta al danneggiato: quest’ultimo, infatti, è tenuto a fornire tutta la documentazione e le prove o indizi a sostegno della propria posizione.

La documentazione può includere certificati medici, referti di psicoterapeuti e simili. Alla prova documentale si somma la cosiddetta prova testimoniale. In aggiunta, il danneggiato può fornire le cosiddette prove presuntive, a sostegno delle precedenti. Queste ultime saranno valutate dal giudice secondo un principio di ragionevolezza.

Tra le varie tipologie di danni alla persona rientrano anche il mobbing e la dequalificazione: oltre al danno patrimoniale legato al mancato guadagno percepito dal lavoratore, infatti, quest’ultimo può subire una lesione della propria identità psicofisica e andare incontro a un danno morale ed esistenziale. In tutti i casi, per ottenere il risarcimento è necessario provare il nesso esistente tra l’atto illecito e il suo impatto sul benessere e sulla qualità di vita della persona.

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