L’espressione diritti della persona (diritti umani o diritti della personalità) si riferisce ai diritti inviolabili dell’individuo. Questi ultimi sono sanciti dall’articolo 2 della Costituzione, dove si menziona l’esigenza di tutelare la dignità e la realizzazione della personalità.

Difesa dei diritti umani: le fonti

Oltre alla Costituzione, i diritti della persona sono tutelati dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali. Sono inoltre menzionati da diversi Protocolli e patti internazionali cui il nostro Paese ha aderito nel corso degli anni.

Il Codice civile contiene precise disposizioni riguardo il diritto all’integrità fisica e alla vita, il diritto al nome e all’immagine. Ulteriori integrazioni sono state introdotte dalla legge sul diritto d’autore, dallo Statuto dei lavoratori e dalla legge sul trattamento dei dati personali.

Diritti della persona: il Codice Civile

Il primo diritto della personalità previsto dal nostro Codice civile riguarda, come anticipato, il diritto all’integrità fisica. In questa definizione rientrano anche la libera donazione degli organi e la manipolazione genetica.

Il diritto al nome disciplina anche i casi di usurpazione del nome da parte di terzi, a patto che esista un pregiudizio per il titolare. Oltre che da quest’ultimo, il nome può essere tutelato anche da altri soggetti, se esistono particolari esigenze di tutela dell’interesse familiare (tutela delle tradizioni e della reputazione sociale). La tutela può essere estesa anche allo pseudonimo se quest’ultimo assume un’importanza equivalente.

Il diritto all’immagine tutela l’immagine di un individuo e dei suoi familiari, nei casi in cui la sua esposizione comporti un danno per il decoro e la reputazione.

La legge sul diritto d’autore afferma che il ritratto o l’immagine di una persona non può essere esposto o reso oggetto di sfruttamento commerciale senza l’esplicito consenso del soggetto interessato. Ciò a meno di specifiche eccezioni legate a necessità di giustizia o di polizia e a questioni di interesse pubblico. Una particolare declinazione del diritto all’immagine è la tutela riservata alle persone note.

I danni non patrimoniali

Il nostro sistema garantisce anche il cosiddetto diritto alla riservatezza e il diritto all’identità personale, ovvero all’evoluzione culturale e interiore della persona.

Tra i diritti della persona più importanti rientra il diritto alla salute. La categoria dei danni non patrimoniali – non legati, cioè, alla sfera economico-finanziaria – include anche il danno morale e il cosiddetto danno esistenziale. Nel primo caso, ci si riferisce a una lesione che interessa un’alterazione dello stato d’animo dell’individuo e la sua interiorità. Nel caso del danno esistenziale, l’attenzione è puntata sulla proiezione esteriore della persona, ovvero sulla sua vita di relazione e sulle sue abitudini quotidiane.

Ai fini del risarcimento, esistono diversi criteri di valutazione e quantificazione del danno biologico. Variamente definibili sono anche le altre due categorie sopra accennate. Il dibattito ha riguardato nel corso del tempo anche la necessità di liquidare le lesioni unitariamente, ovvero di risarcire separatamente le singole tipologie di danno. A prevalere è stato, in generale, il secondo tipo di orientamento.

In tutti i casi, il risarcimento è subordinato alla dimostrazione del nesso di causalità tra la lesione e il fatto illecito all’origine del danno. Il soggetto danneggiato è tenuto a provare la natura e l’entità della lesione portando all’attenzione del giudice tutti gli elementi in proprio possesso.

Il diritto alla riservatezza

La tutela dell’intimità privata e della riservatezza ha assunto nel tempo un’accezione sempre più ampia. Inizialmente focalizzata sul reato di diffamazione e sulle offese contro l’onore, ha esteso progressivamente il proprio perimetro venendo ad abbracciare il diritto al decoro e alla difesa della reputazione e la tutela della privacy.  Anche quest’ultimo, infatti, è stato affermato come bene fondamentale riconosciuto a livello costituzionale.

L’evoluzione si è legata anche alle nuove tecnologie telematiche, sempre più orientate al trattamento e allo sfruttamento dei dati. La disciplina dei servizi telematici è diventata, così, sempre più centrale in tema di diritto alla riservatezza.

Una distinzione fondamentale, in questo senso, riguarda la differenza fra dati personali e dati sensibili. Nel primo caso, il titolare del trattamento è tenuto a informare l’interessato circa le finalità del trattamento stesso e ad ottenere l’esplicito consenso da parte del soggetto.

La legge prevede particolari eccezioni come il trattamento dei dati a fini di giustizia. Ancora più restrittive sono le regole che disciplinano il trattamento dei cosiddetti dati sensibili, riferiti cioè allo stato di salute, all’orientamento sessuale e alle origini etniche. Per quanto riguarda il consenso al trattamento dei dati, le normative sulla tutela della privacy prevedono un’attenzione particolare nei confronti dei minori.

 

L’entrata in vigore del nuovo regolamento europeo sulla protezione dei dati personali (GRDP) ha specificato ulteriormente la questione chiarendo, in particolare, le responsabilità del titolare del trattamento dei dati personali nel favorire la salvaguardia e la protezione dei dati.

Ha reso inoltre più dettagliate le modalità del cosiddetto diritto all’oblio, il diritto cioè a revocare il consenso al trattamento.

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