Vuoi Eliminare contenuti lesivi da Google o da Social media?

Il diritto all’oblio è uno strumento legale che devi utilizzare per proteggere la tua reputazione e la tua privacy. Tuttavia, non tutti sanno come sfruttarlo al meglio. Dunque, ecco tutto quello che devi sapere al riguardo, così saprai ottenere il massimo risultato con tale diritto.

Oblio significato: diritto ad eliminare il pregiudizio su google

Prima dell’avvento di Internet gli eventi accadevano nella storia e venivano tramandati oralmente. Quando si diffuse la scrittura e successivamente la stampa, ha preso piede la cronaca giornalistica e così in democrazia il diritto degli organi di stampa ad informare e di fare cronaca per la collettività su vicende di interesse pubblico. 

Dall’avvento di internet con Google ed i social media, quando le storie di cronaca vengono pubblicate online rimangono lì per sempre. Quando il tuo nome e cognome viene citato in una vicenda spiacevole che riguarda un evento giudiziario che ti ha visto coinvolto nelle indagini o nel processo, la tua reputazione viene pesantemente danneggiata e segnata in modo perpetua dalla gogna mediatica digitale.
Chi viene colpito da questa macchia reputazionale ingiustamente, subirà per sempre il pregiudizio delle persone e non solo, che tenderanno a non fidarsi mai più del soggetto interessato. Il diritto all’oblio è proprio il diritto ad essere dimenticati per vicende giudiziarie passate e risolte. L’oblio è la possibilità di poter eliminare gli articoli di giornale negativi che si associano al tuo nome. 

diritto all'oblio cos'è: a cosa serve e quando si applica

Come prima cosa, devi capire cos’è il diritto all’oblio. Ebbene, tale diritto viene assicurato dal Garante della Privacy e viene integrato nell’articolo 17 del regolamento. In pratica, il diritto all’oblio si configura come un diritto che permette di cancellare in maniera totale i dati personali. 

Per capire questo concetto, è opportuno fare un esempio. Immagina di esserti iscritto a un social. Dopo averlo provato hai deciso di voler eliminare il tuo profilo. Magari i tuoi dati personali nel frattempo, sono stati ottenuti dalla compagnia che possiede il social. In tal caso, puoi appellarti al diritto all’oblio e far cancellare completamente i dati personali ai quali hai dato accesso accettandoti di iscriverti al portale. 

Il diritto all’oblio può servirti per rafforzare la tua reputazione e eliminare eventuali problemi con la tua privacy. Inoltre, questo diritto può essere fondamentale per aumentare la web reputation personale oppure quella della tua azienda. Utilizzando tale diritto infatti, puoi ottenere la rimozione e la de-indicizzazione di link lesivi alla tua reputazione. 

Insomma, questo mezzo è fondamentale se vuoi emergere sul web evitando che gli altri infanghino la tua reputazione. 

Il 25 maggio 2018 con  l’entrata in vigore del  GDPR il diritto all’oblio gode di una norma specifica.

Grazie al nuovo regolamento europeo per la protezione dei dati, il cosiddetto GDPR ovvero General Data Protection Regulation, il diritto all’oblio ha ora modalità di attuazione ed un regolamento che ne identifica espressamente la portata ed i limiti.

Si tratta di una novità radicale, che pone basi ben strutturate, andando a cancellare quella sorta di limbo in cui si muoveva il diritto all’oblio, che veniva considerato solo a livello giurisprudenziale, con valutazioni e giudizi espressi di volta in volta, come se ci fosse soltanto una similitudine e non regole comuni.

diritto all'oblio come esercitarlo

Diritto all’Oblio: eliminare articoli di giornale con vicende giudiziarie passate

Una frase celebre di un anonimo recita “La vita è per il 10% cosa ti accade e per il 90% come reagisci.”

Infatti la vita è un percorso lungo, tortuoso e spesso imprevedibile; possono accadere sorprese bellissime e bruttissime. 

Tutti preferiscono avere buone notizie, perchè sono quelle che ci tengono di buon umore e ci danno continuamente la carica per andare avanti, ma cosa succede quando arrivano le cattive notizie?

Nelson Mandela diceva Un vincitore è un sognatore che non si è arreso”ovvero che il segreto per superare qualsiasi momento difficile è proprio l’atteggiamento che assumi di fronte al problema.

diritto all'oblio: eventi giudiziari

Processi giudiziari ed Incidenti di percorso

Dunque, a tutti possono accadere incidenti di percorso che hanno spesso conseguenze dirette sulla vita quotidiana della persona che è stata colpita. 

Ad esempio, quando vieni coinvolto da un processo giudiziario a tuo carico oppure che coinvolge i tuoi cari, come un parente ed il proprio partner.

Nessuno vorrebbe avere mai a che fare con la giustizia, specialmente in Italia dove il processo per arrivare ad una conclusione dove finalmente si potrà dimostrare la propria innocenza, ahimè avviene dopo tanti anni e con tanti sforzi economici.

Che tu sia innocente o meno, se subisci un processo giudiziario, improvvisamente sarai esposto al giudizio, indagini, critiche e diffidenze di tutte le persone che ti circondano e di ogni genere.

Il tuo morale sarà a pezzi come d’altronde anche la tua tasca, che avrà necessità di ricorrere a costose consulenze di avvocati difensori, per dimostrare che è stato tutto un malinteso.

Ma cosa succede nel frattempo di così pericoloso per il tuo futuro che per certi versi può essere come o peggio del carcere?

La così detta Gogna mediatica e la distruzione completa della tua reputazione.

Il guaio è che negli ultimi anni i media hanno preso l’abitudine a fare processi auto-regolati, parlando direttamente con l’opinione pubblica e condizionando fortemente la tue reputazione ed immagine pubblica: Indipendentemente se tu abbia davvero commesso un reato oppure no.

Così si parla di Gogna Mediatica, quasi sempre caratterizzata da un accanimento dei media tradizionali ( giornali, radio, televisione) e digitali (blog, testate online, social media e motori di ricerca) contro la tua persona e contro la tua privacy, a livello nazionale o locale.

Parliamoci chiaro, esistono alcuni casi che legittimamente suscitano un clamore forte di cronaca e se ti trovi in queste situazioni vorrà dire che sei nella così detta tempesta reputazionale in corso e dovrai tenere sempre duro.

Avere una cattiva reputazione su Google

Quando si attiva la gogna mediatica sul tuo caso, appariranno improvvisamente ( a seconda dell’importanza della notizia) numerosi articoli, pagine web, video, immagini sul presunto reato di cui vieni accusato, sui blog, giornali telematici e social network. 

Tutti questi contenuti, ti racconteranno generalmente in modo negativo, infangando la tua reputazione personale.

Per questo motivo bisogna attuare un monitoraggio della reputazione continuo ed efficace per tutelarsi.

Le persone intorno a te inizieranno a perdere la fiducia in te e ricostruire la tua credibilità sia a lavoro sia nelle relazioni ti sembrerà molto difficile.

Infatti il problema di avere una reputazione negativa è che la qualità della tua vita e significa dunque entrare in un incubo e non uscirne mai più.

Abbiamo usato l’espressione “mai più” perchè qualsiasi articolo negativo sul tuo conto, verrà indicizzato dai motori di ricerca  (es.Google) potenzialmente per sempre a meno che tu non possa ottenere per legge il ” diritto all’oblio “. 

Tieni a mente, dunque, che i tuoi datori di lavoro, colleghi, le banche, clienti e relazioni personali, per avere a che fare con te, decideranno di informarsi attraverso la fonte più consultata quotidianamente, ovvero, il web: motori di ricerca come Google ed infine i Social media.

Perchè e come fanno gli articoli negativi ad apparire su Google?

Quando la notizia di un arresto, di un’indagine o di inizio processo diventa di dominio pubblico, i giornali online, forum, agenzie di stampa e blog, iniziano a pubblicare sui propri siti web il tuo nome e cognome con la cronaca del contesto che ha che fare con la vicenda; ogni pagina web per essere visualizzata dal pubblico, viene ” indicizzata ” all’interno di un grande database (o archivio digitale) chiamato Motore di Ricerca.

Il più famoso è Google e funziona nel seguente modo: l’utente ha bisogno di un’informazione, per trovarla scrive nella barra di ricerca una o più parole chiave ( o keyword) e Google in base all’esigenza, mostrerà le pagine web più pertinenti.

Perchè ti deve interessare, perchè quando si parla di reputazione online personale le parole chiave più importanti per te sono il tuo nome e cognome. Infatti 9 volte su 10, le vittime di cattiva fama sul web, subisce le informazioni lesive proprio inserendo il prorpio nome e cognome.

Reputazione professionale: quanti clienti ti eviteranno?

Un caso molto particolare e comune è quello di chi con il proprio nome e cognome ci lavora e fa business. 

E’ il caso dell’imprenditore che guida le sue aziende e che deve rimanere agli occhi di banche, soci, fornitori, media, istituzioni affidabile e rispettabile. 

Lo stesso interesse lo ha anche il libero professionista, il quale vive della reputazione professionale che nel tempo riesce a costruirsi.

Pensiamo ad esempio all’avvocato, al medico, commercialista, consulente finanziario e tutti quelle figure consulenziali che necessitano di instaurare un rapporto di fiducia con i propri clienti.

Un ultimo caso di cronaca ( maestra licenziata perchè vittima di un video ricatto sessuale) ci ricorda che la reputazione professionale è anche del dipendente, che sia privato o pubblico.

I contenuti che sono online e che appaiono sul web, dunque, vanno controllati costantemente e se in qualche modo mettono in cattiva luce la tua pesona, dovresti il prima possibile intervenire per mitigare danni potenzialmente irrecuperabili.

Quando sei pronto per pulire la tua Reputazione Digitale Personale?

Per fortuna non tutte le storie hanno un cattivo esito ed anzi esiste un momento magico nella vita che può essere definito tale per via del tempismo che utilizzerai nel recuperare la tua reputazione e riparare la tua situazione per vivere meglio.

Infatti se il tuo desiderio è quello di pulire la tua reputazione digitale per non dover vedere mai più informazioni lesivi sul tuo conto, devi capire come puoi ottenere questo risultato e soprattutto quando.

Il principio è semplice: chi scrive informazioni false o non più vere oggi, dovrebbe accingersi ad aggiornale o nella migliore delle ipotesi, eliminare per sempre da Google e dal web.

Avendo parlato della premessa, è d’obbligo elencare i motivi per cui il tuo caso può essere perfetto per ottenere il diritto all’oblio, ovvero la soluzione a tutti i tuoi problemi ed angosce.

I requisiti che il tuo caso dovrebbe avere per ottenre il diritto all’oblio

-sei in possesso della sentenza che parla di assoluzione, archiviazione del caso, prosciglimento

-se sei stato condannato hai scontato tutta la pena, è passato molto tempo dalla fine della pena e soprattutto il gidice ha emesso la così detta ” riabilitazione ” 

Come Liberarsi da un Passato ormai da dimenticare con il Diritto All’Oblio

 

Ecco la guida 2020 per ottenere di essere dimenticati dal web e dal motore di ricerca, a tutela del tuo nome e cognome e soprattutto della tua serenità mentale.

1) Prima di tutto scrivi il tuo nome e cognome su Google e controlla quali e quante informazioni negative appaiono nelle prime 5 pagine.

2) Segna tutti i link che riportano il tuo nome e cognome e che parlano male di te

3) Recupera la sentenza del processo che dimostra l’assoluzione, archiviazione, proscioglimento e gli altri elementi sopra descritti

4) Metti da parte un budget economico consistente per affrontare una consulenza specializzata e mirata all’ottenimento della pulizia digitale 

5) Contatta il consulente E-Reputation Manager specializzato per non fare errori e non peggiorare la situazione

Il Web non dimentica se non sei tu a costringerlo!

Sappi che gli articoli negativi, le immagini ed i video negativi non spariranno se non sarai tu a pretenderlo.

Infatti la maggior parte dei casi trattati risalgono a molti anni fa, perchè spesso le vittime non sanno che possono davvero liberarsi di questo peso.

Attraverso il Diritto all’Oblio il consulente Manager della Reputazione di Workengo.it, potrà ottenere per te la cancellazione dati personali, delle immagini e video che ti ritraggono.

La difesa della reputazione web è una materia nuova e che devono fare solo in pochi specializzati e per questo elenchiamo alcuni requisiti per scegliere con cura il miglior consulente:

1) Diffida dalle agenzie di marketing e dagli studi legali semplici, poichè non sono specializzati e purtroppo fanno danni ai quali noi specialisti dobbiamo rimediare e vorrà dire per te, costi maggiori e minori possibilità di successo.

2) Diffida di chi ti richiede un grosso pagamento anticipato e che ti promette che ti rimborserà

3) Non fidarti di chi dice che è tutto semplice, garantito e che si risolve in pochi giorni perchè NESSUNO può mai garantire nulla in questa materia, perchè ci sono delle incognite evidenti per chi conosce la materia

4) Preferisci la formula “Paghi a risultato raggiunto” in questo modo non perderai mai ed i tuoi interessi saranno sempre tutelati

5) Controlla le recensioni dei clienti soddisfatti, chi ha meno di 10 recensioni, probabilmente non ha tutta questa esperienza

6) Controlla se il consulente e la sua azienda è riconosciuta dai media, dalle università ed altre istituzioni autorevoli

7) Scegli solo chi ha un percorso universitario certificato nella materia di Reputation Management per aziende e persone

8) Se il consulente è docente universitario nella materia di Personal & Brand Reputation, sicuramente vuol dire che è il suo campo ed è un indizio di professionalità e competenza.

9) Pretendi trasparenza dal consulente nei metodi e sul percorso di consulenza

Casi di successo nell’applicazione del diritto all’oblio per la difesa reputazionale su google

 

Il caso dell’imprenditore assolto ma che trovava su Google, associato al suo nome e cognome, tanti articoli che lo ritraevano come indagato e colpevole.

Per questo motivo l’imprenditore ha avuto molte difficoltà nel relazionarsi con clienti e fornitori, dovendo dare ogni volta spiegazioni fastidiose ed inutili.

Imprenditore assolto e difeso con il diritto all’oblio da Workengo.it

Il caso di successo reputazionale di un altro imprenditore che si è visto rifiutare per anni finanziamenti bancari perchè gli istituti di credito navigando online trovavano articoli di una vicenda giudiziaria passata e risolta con assoluzione.

Imprenditore assolto si è liberato da articoli negativi grazie richiedendo l’oblio

A questo punto, dovresti avere la situazione chiara ma se hai bisogno di informazioni tecniche specifiche su come procedere verso la soluzione del tuo caso abbiamo creato una pagina dedicata informativa per comprendere se il tuo caso è trattabile e secondo quali modalità qui sotto.

Il principio è semplice: chi scrive informazioni false o non più vere oggi, dovrebbe accingersi ad aggiornale o nella migliore delle ipotesi, eliminare per sempre da Google e dal web.

Avendo parlato della premessa, è d’obbligo elencare i motivi per cui il tuo caso può essere perfetto per ottenere il diritto all’oblio, ovvero la soluzione a tutti i tuoi problemi ed angosce.

Che cosa è precisamente il diritto all'oblio

Ma che cosa è precisamente il diritto all’oblio?

Da un punto di vista prettamente tecnico la risposta ce la fornisce la Corte di Cassazione che definisce il diritto all’oblio il «giusto interesse di ogni persona a non restare indeterminatamente esposta ai danni ulteriori che arreca al suo onore e alla sua reputazione la reiterata pubblicazione di una notizia in passato legittimamente divulgata».

In termini meno altisonanti il diritto all’oblio è la facoltà che permette ad un singolo individuo, che si è macchiato in passato di un reato più o meno grave, di richiedere che la vicenda non venga nuovamente divulgata a mezzo stampa oppure che venga rimossa dalle pagine web.

Se un fatto di cronaca del passato può restare ancorato alla memoria delle persone, magari per la gravità o la presenza di dettagli scabrosi, non è giusto che torni di dominio pubblico soprattutto se chi si è macchiato della colpa abbia nel frattempo pagato ampiamente i propri errori.

A distanza di un congruo lasso di tempo dai fatti è possibile chiedere che non se ne parli più sui giornali, così come è lecito chiedere la rimozione dalle pagine web di articoli, fotografie, video, e dei risultati di ricerca che elencano i link per arrivare alle pagine delle news perchè trattate da più soggetti.

Il diritto all'oblio nel GDPR, General Data Protection Regulation

Il principio giuridico sul quale poggia il diritto all’oblio, già sancito dalla  Corte Europea così come dalla Corte di Cassazione, trova oggi una regolamentazione specifica nel GDPR.

Al diritto all’oblio il GDPR dedica un articolo specifico il numero 17, proposto con il titolo “Diritto alla cancellazione”.

Si tratta del diritto alla cancellazione dei dati quando gli stessi non risultano più necessari alla finalità per la quale erano stati pubblicati, oppure nel caso in cui il consenso alla pubblicazione sia venuto meno perché nel frattempo è stato oggetto di revoca da parte dell’interessato.

La nuova normativa inserisce anche il diritto di opposizione dell’interessato, e il diritto alla cancellazione nel caso sia previsto esplicitamente da una legge oppure riguardi quelli che venivano considerati dati “sensibili” nel caso in cui l’interessato abbia disposto la revoca alla pubblicazione.

E’ considerata dovuta anche la cancellazione dei dati nel caso in cui vengano pubblicati o trattati illecitamente.

La novità sostanziale è però quella che prevede il diritto all’oblio anche nel caso in cui la richiesta di cancellazione pervenga al titolare, che ha reso pubblici determinati dati, imponendogli di trasmettere la richiesta di cancellazione a tutti coloro che hanno condiviso o ripubblicato i dati in oggetto.

La richiesta di cancellazione deve naturalmente essere ritenuta legittima dal titolare, che si trasforma in una sorta di “intermediario necessario” tra l’interessato alla rimozione di dati e notizie e chiunque persista nel ri-pubblicare i dati tratti dal sito ‘sorgente’.

Il titolare deve rispondere alla richiesta di cancellazione “tenuto conto della tecnologia disponibile e dei costi di attuazione” adottando “misure ragionevoli, anche tecniche” per arrivare anche ai terzi che utilizzano o pubblicano i dati in questione.

Diritto all'oblio e GDPR: perché sono collegati?

Inizialmente, il diritto all’oblio esisteva solo a livello giurisprudenziale sia in campo europeo che nazionale. Tuttavia, con l’entrata in vigore del GDPR, il regolamento europeo per la gestione della privacy, le cose sono cambiate. 

Il diritto all’oblio è entrato a far parte del GDPR ed ha ricevuto una precisa e chiara regolamentazione. Grazie al GDPR, chiunque può avvalersi del diritto all’oblio e farlo rispettare. Le aziende che trattano dati personali non possono soprassedere su tale aspetto, pena sanzioni amministrative salate.

Dunque, il GDPR e il diritto all’oblio sono collegati tra loro, ma quando si può applicare questo diritto? Ebbene, i casi sono diversi. Essenzialmente, puoi appellarti al diritto all’oblio quando: 

  • I dati che hai ceduto non sono più necessari per le finalità indicate in fase di raccolta
  • Hai revocato il consenso al trattamento dei dati dopo aver inizialmente accettato
  • Ti opponi al trattamento dei dati e non esiste alcuna ragione legale a favore della raccolta dei dati personali
  • I tuoi dati sono stati ottenuti illecitamente e senza il tuo consenso

Quando non si applica il diritto all’oblio? 

Tuttavia, devi sapere che tale diritto non può essere applicato in modo assoluto. 

Ci sono alcuni casi nei quali questo diritto non può essere esercitato

Il primo caso è per l’esercizio del diritto alla libertà di espressione e informazione

In questo caso, il trattamento dei dati è consentito, indipendentemente dalla tua volontà.

Inoltre, il diritto all’oblio non può essere esercitato anche quando entra in vigore il diritto alla difesa in sede giudiziaria

Infine, non puoi applicare il diritto all’oblio qualora dovessero esserci interessi pubblici generali per la tutela della salute pubblica

Tuttavia è bene ricordare che il diritto che permette l’oblio su Google è stato inventano per permettere agli interessi di tutela della privacy ed identità dell’individuo di poter contrastare, ove consentito dalla legge, il potentissimo diritto di cronaca. 

Ciò avviene quando la cronaca non è più rilevante per la collettività e dunque il soggetto esposto ad una visibilità lesiva sui motori di ricerca per un processo giudiziario risolto e passato, finalmente può ottenere la rimozione, deindicizzazione o anonimizzazione degli articoli online o le pagine web che provocano un danno pesantissimo ed ingiusto alla reputazione personale e professionale tramite lo spazio ed i canali web.

Quando si ha il diritto all’oblio? 

Il diritto all’oblio Google si deve applicare quando il diritto dell’individuo viene schiacciato ingiustamente dalla circolazione e ricondivisione di notizie che ingiustificatamente lo danneggiano nella sua immagine, onorabilità e qualità della vita. 

L’esempio più calzante è quello dei clienti che aiutiamo ogni giorno; solitamente sono imprenditori, manager, professionisti come avvocati, medici ed altro, oppure privati che sono stati vittima per molto tempo della gogna mediatica digitale perpetua di Google. 

Scrivendo il nome su Google, in prima pagina si trovano informazioni come articoli di giornale che riportano news negative riguardanti processi giudiziari, arresti ed indagini, soprattutto molti anni dopo, quando la situazione è superata con delle sentenze di assoluzione / archiviazione / proscioglimento oppure in caso di condanna, con la riabilitazione penale. 

I media come giornali telematici oppure pagine web, blog ed altri canali non possono mantenere pubblicate notizie obsolete che infangano a distanza di anni la reputazione personale attuale del soggetto. 

Per questo motivo, quando il diritto di cronaca  e di informazione si indeboliscono perchè la situazione è stata superata da nuove notizie o da sentenze definitive, il consulente reputazionale legale interviene per ristabilire l’equilibrio ed eliminare tutto dal web. 

Quindi quando una persona può invocare il diritto all’oblio Google? 

Quando è passato del tempo dalla vicenda, le informazioni sono cambiate e soprattutto quando si hanno i requisiti per richiedere il diritto all’oblio ovvero, il più delle volte se la persona è stata assolta, prosciolta (prescritta), riabilitata.

Se non sai di avere i requisiti o hai un problema reputazionale su Google e sui social media, puoi sempre richiedere un’analisi gratuita al nostro consulente reputazionale legale in questa pagina. 

Il rispetto del diritto all'oblio nella sentenza  del 13 maggio 2014 della Corte di Giustizia Ue

Il primo passo importante, ed all’epoca innovativo, a tutela del diritto all’oblio, era stato mosso grazie alla sentenza della Corte di Giustizia Europea del 13 maggio 2014 (causa C-131/12 Mario Costeja Gonzalese e AEPD contro Google Spain e Google Inc.).

La sentenza in realtà non aveva risolto il nodo centrale della controversia ma permise di gettare le basi per un’evoluzione futura.

La Corte europea di giustizia di fatto si è occupata del diritto all’oblio in considerazione delle attività dei motori di ricerca su internet.

La sentenza garantì alle persone danneggiate da una notizia riportata di avanzare una regolare richiesta al motore di ricerca.

Una richiesta di cancellazione dell’elenco dei link, che portano direttamente ad un contenuto riferito ad un argomento che arreca pregiudizio al richiedente.

Il grosso limite della sentenza è quello che non impone la rimozione della notizia o dei dati dal

dal sito ‘sorgente’, ma la sola cancellazione dell’elenco dei risultati che consentono di accedere alla notizia, limitando o comunque rendendo meno agevole arrivare alla fonte.

La sentenza della Corte di Giustizia, anche se non ha risolto l’annosa questione, ha messo in rilievo quanto risultino importanti i diritti sulla privacy della persona, ma soprattutto ha permesso a chi si sente offeso il diritto di esercitare una specifica richiesta, da inviarsi tramite apposito modulo al motore di ricerca. 

La rete non dimentica? In altre parole, è inevitabile che i contenuti diffusi in rete siano perennemente accessibili, senza la possibilità di modificarli o di rimuoverli?

Il world wide web può effettivamente apparire come una ragnatela impazzita, capace di inghiottire i dati personali senza alcuna possibilità di controllo. Ma il diritto all’oblio è possibile.

A complicare il tutto c’è il problema della duplicazione e della ripubblicazione dei contenuti: infatti, non basta cancellare una foto o una notizia per eliminare automaticamente dalla rete ogni traccia di quel contenuto.

Nell’era dello sharing compulsivo, post, video, immagini e informazioni personali rimbalzano senza sosta da una parte all’altra del globo, condivisione dopo condivisione. Seguirne le tracce è sempre più difficile. Selezionare e identificare i contenuti è un’operazione molto complessa, come lo è analizzare le modalità di indicizzazione e duplicazione delle informazioni.

Ne consegue un quadro caratterizzato da crescenti violazioni e utilizzi impropri dei dati sensibili, come dimostrano alcuni casi eclatanti saliti di recente all’onore delle cronache.

MINORI E SIGNIFICATO OBLIO

Cos’è il diritto all’oblio ?

Esso può rappresentare uno strumento importante per riprendere il controllo della propria identità digitale. In questo paragrafo approfondiremo il significato di oblio.

Questo diritto è sancito a livello europeo, con particolare riferimento ai minori per cui sono previste tutele particolari, in particolare per quanto riguarda l’autorizzazione al trattamento dei dati.

pericoli di tik tok minorenni

Gli under 18, infatti, risultano più esposti ai rischi della rete e, in generale, meno consapevoli dei propri diritti.

Abbiamo ad esempio analizzato i pericoli di Tik Tok per la reputazione digitale delle persone, specialmente per i più giovani e teen ager.

In quanto tali, i minori sono spesso indotti a rilasciare il consenso senza approfondire le condizioni. Un rischio che, a ben vedere, riguarda tutti: capire nel dettaglio le informative sulla privacy può non essere semplice.

Spesso, infatti, questi documenti sono intrisi di tecnicismi, così sofisticati da sembrare studiati ad arte per scoraggiare ogni volontà di approfondimento.

DIRITTO ALL’OBLIO E NUOVO REGOLAMENTO GDPR UE

L’entrata in vigore del GDPR (General Data Protection Regulation), il nuovo regolamento europeo in materia di privacy e dati personali, ha introdotto una stretta sul trattamento dei dati personali.

Tra le novità previste c’è l’estensione dell’ambito di applicazione del diritto all’oblio, il diritto, cioè, a richiedere la cancellazione dei propri dati personali.

Oltre a questo principio generale, la normativa prevede l’obbligo per le società di fornire – proattivamente e dietro specifica richiesta – chiarimenti dettagliati circa l’utilizzo dei dati stessi: non solo per quanto riguarda le finalità perseguite, ma anche le procedure di raccolta, archiviazione e condivisione delle informazioni con società terze.

gdpr regolamento europeo

DIRITTO ALL’OBLIO, GDPR ED ECCEZIONI

Il diritto all’oblio può essere fatto valere in particolari casi e a meno di specifiche eccezioni.

Tanto per cominciare, il diritto alla cancellazione scatta quando vengono meno le finalità di utilizzo esplicitamente autorizzate dall’utente.

Come anticipato, il soggetto può revocare in ogni momento il consenso, in toto o in riferimento a particolari tipologie di dati e finalità, ad esempio la profilazione del target e le finalità commerciali e di marketing. Ciononostante esistono particolari eccezioni.

Il diritto all’oblio, più in particolare, non deve entrare in conflitto con la libertà di informazione e di espressione e con l’interesse pubblico. Infatti la cancellazione dei dati personali non verrà accolta nel caso in cui la rimozione vada in conflitto con la liberta d’espressione e ad informare la collettività.

Rientrano in queste casistiche, ad esempio, i motivi di sanità pubblica, come la protezione da eventuali minacce o la garanzia dei parametri di qualità e sicurezza dell’assistenza sanitaria e di dispositivi medici e medicinali.

Il pubblico interesse può prevalere anche per finalità di archiviazione, ricerca storica e scientifica e a fini statistici. Il trattamento dei dati, inoltre, può risultare necessario per l’accertamento o l’esercizio di un diritto in sede giudiziaria.

UNA CONSULENZA SPECIALIZZATA PER DIRITTO ALL’OBLIO E GDPR

In un quadro così complesso, rivolgersi a un esperto per una consulenza mirata è importante: non solo per mettersi in regola con la normativa, ma anche per rendere più efficienti le procedure aziendali e per non rischiare passi falsi.

In questo momento è fondamentale approfondire tutte le questioni legate al GDPR, con particolare riferimento al diritto all’oblio alle finalità del trattamento dei dati: una consulenza completa e personalizzata per ogni tipo di realtà che consente per entrare nel dettaglio della normativa e di non trovarsi impreparati.

Il titolare del trattamento deve fare il possibile per prevenire eventuali violazioni: non solo utilizzi estranei alle finalità previste, ma 

anche eventuali minacce alla riservatezza dei dati causate da attacchi informatici

In questi casi, il titolare stesso è tenuto a informare il soggetto, così da metterlo nelle condizioni di valutare se attivarsi per mettere in sicurezza i propri dati.

Come anticipato, grazie al diritto all’oblio chiunque può richiedere in ogni momento la cancellazione dei propri dati. 

Di più: può richiedere che venga eliminata ogni immagine o copia degli stessi.

In altre parole, il titolare del trattamento è tenuto a segnalare la richiesta anche ai soggetti che hanno ottenuto l’accesso alle informazioni.

Se, come ipotizzato, si verifica una violazione a causa di furto o accesso illegale ai dati, chi gestisce le informazioni deve informare non solo il diretto interessato, ma anche il Garante per la protezione dei dati personali.

DIRITTO ALL’OBLIO consulenza per privati ed imprenditori

Se hai trovato delle informazioni lesive alla tua reputazione online e che in qualche modo violano la tua privacy allora hai bisogno di un consulente della reputazione legale.

Infatti puoi rimediare alla situazione scomoda nella quale ti trovi ma devi sapere che non è semplice risolvere tutto da solo.

Il diritto all’oblio può essere richiesto per eliminare ad esempio articoli di giornale che riportano informazioni obsolete e lesive alla tua credibilità; con quest’ultima probabilmente ci lavori ed è per questo che DEVI  intervenire subito per difenderla. 

Agire per tutelare la web reputation della tua identità, di conseguenza proteggerà i tuoi interessi finanziari e professionali, nonchè personali e psicologici.

Richiedi ora la cancellazione dei link lesivi qui.

Come ottenere il massimo dal diritto all'oblio?

Come si esercita il diritto all’Oblio? Come richiedere la cancellazione dei dati personali?  e come si comporta Google verso il diritto all’oblio?

A questo punto, hai potuto notare come il diritto all’oblio possa essere un must se vuoi difendere la tua privacy ma anche la tua reputazione. Tuttavia, forse non hai idea di come sfruttare tutte le sue potenzialità.

Ebbene, in effetti se non hai molta conoscenza in materia legale e non hai approfondito l’argomento GDPR può essere complicato per te massimizzare i risultati che il diritto all’oblio può darti. Inoltre, se vuoi capire qualcosa in più al riguardo, devi investire tempo ed energie

Per facilitare il compito invece e ottenere fantastici risultati puoi consultare un consulente della reputazione. Proprio così, un consulente del genere è quello che ci vuole se vuoi proteggere la tua web reputation oppure quella della tua azienda applicando il diritto all’oblio Internet. 

Ma cosa fa un consulente simile? 

Ebbene, in primo luogo si impegna a far rispettare il tuo diritto all’oblio

Questo significa che può risolvere contenziosi con le società del trattamento dati oppure può far eliminare link che danneggiano la tua reputazione su Google.

Ancora, un consulente preparato saprà come rispondere alle recensioni online negative e metterà in evidenza quelle positive. 

Un professionista in questo campo sa sempre come muoversi e può creare per te una sorta di scudo reputazionale che permetterà di rivitalizzare e riabilitare la tua immagine sui canali digitali e di conseguenza nella vita di tutti i giorni. 

In questo modo, potrai essere sempre sicuro che la tua reputazione non venga infangata e che i clienti abbiano una buona opinione su di te o sulla tua azienda fin dal primo momento.

COME PROCEDERE ALLA CONSULENZA REPUTAZIONALE

Proteggere la tua reputazione digitale non è facile soprattutto se non sa chi contattare. Devi sapere che esistono degli specialisti della materia e non sono avvocati semplici oppure agenzie di comunicazione ma una vera figura professionale specializzata chiamata “Reputation manager o manager della reputazione digitale”. 

Questo professionista deve essere necessariamente certificato a livello accademico nella materia della reputation managemente occupandosi di informatica, giurisprudenza, comunicazione ed analisi dei dati.

Il reputation manager ha il compito di mitigare / eliminare il danno reputazionale subito sui social e su Google e soprattutto successivamente rivitalizzare l’immagine e l’identità del soggetto colpito, che sia un’azienda o una persona.

Come lo fa?  analizzando attentamente il caso servendosi di metodologie e strumentazioni sofisticati che permettono di ridurre al minimo gli errori ; infatti uno dei pensieri che dovresti avere quando devi decidere a chi affidare la ricostruzione della tua reputazione online è che non puoi sbagliare, dunque devi scegliere il consulente adatto per evitare contraccolpi o sprechi di risorse e di tempo. 

Uno degli obiettivi dell’ e-reputation manager è quello di trovare la strategia di reputazione più efficiente ed efficace; vale a dire che deve ottenere il massimo con il minimo investimento e nel minor tempo.

Per questo motivo la fase di analisi e ricerca e sviluppo continuo del tuo progetto reputazionale da parte del consulente di reputazione è fondamentale.

de-indicizzazione google per diritto: cos'è e come funziona

Poniamo ti sia rivolto al nostro manager della reputazione certificato, Marco Aurelio Cutrufo di Workengo.it e lui abbia ottenuto per te il diritto all’oblio su alcuni articoli di giornale che apparivano in prima pagina su Google.

Esistono vari risultati che si possono ottenere in questi casi:

la rimozione della pagina web: ovvero la cancellazione completa del link e dell’intero articolo di giornale, sparendo da tutti i motori di ricerca e dal web per sempre

la deindicizzazione da Google: ovvero digitando nome e cognome su Google non appare più l’articolo sul motore di ricerca; in questi casi l’articolo esiste ancora ma solo nell’archivio storico della testata giornalistica che non viene mai visitata proprio perchè su Google non esiste più e quindi la tua reputazione è al sicuro

anonimizzazione + deindicizzazione: ovvero dall’articolo viene cancellato solo il nome e cognome tuo e vengono anche rimossi i meta tag che mostrerebbero l’articolo su Google, ottenendo duplice vantaggio

Per iniziare la pulizia digitale clicca qui.

Cosa accade se le redazioni giornalistiche si rifiutanosi di  assecondare la richiesta dell’oblio?

Se hai sentenza di assoluzione / archiviazione e quindi hai tutti i presupposti per avere ragione da un punto di vista giuridico, puoi fare ricorso al Garante della Privacy o rifarti giudizialemente.

processo giudiziario in corso e diritto all'oblio

La giustizia in Italia è lenta lo sappiamo tutti e non è una scienza esatta. 

Fino a prova contraria e fino all’esecuzione definitiva dei 3 gradi di giudizio, vige la presunzione di innocenza, ovvero senza le 3 condanne non dovresti essere descritto come colpevole sui giornali ne tanto meno su Google; tuttavia troppo spesso accade che i giornalisti per fare cronaca giudiziaria associano il nome di innocenti a fatti molto gravi e dannosi alla loro reputazione.

Sei stato indagato in primo grado ed i giornali per diritto di cronaca ti rappresentano come un delinquente? cosa puoi fare per difenderti?.

Purtroppo in questi casi non te la puoi prendere con i giornalisti perchè è uscita una sentenza che abbiamo spiegato qui grazie alla che spiega che i giornali possono citare il tuo nome e cognome nei loro articoli per diritto di cronaca.

Non solo. Fin quando non otterrai la sentenza di assoluzione, proscioglimento o archiviazione questi link lesivi appariranno su Google ed avranno il diritto di farlo. 

Cosa puoi fare allora? per fortuna c’è una tecnica avanzata che solo un web reputation manager può mettere in campo per te. Ovvero, lo SCUDO REPUTAZIONALE .

Infatti se sei stato travolto nel turbine di un incidente giudiziario non puoi permetterti di fermare la tua vita chissà per quanti anni. 

Devi poter continuare le tue buone relazioni, fare impresa, lavorare e vivere serenamente fino al giorno in cui riuscirai a dimostrare la tua innocenza una volta per tutte.

Un metodo per togliere visibilità ai link negativi su Google.it e di fatto nasconderli per sempre.

Richiedi una perizia al nostro team per capire come procedere per contenere i danni e mantenere il controllo della tua web reputation.

MOTORI DI RICERCA E DIRITTO ALL’OBLIO Google

Un caso particolare è quello di chi vuole chiudere un account o cancellare la propria presenza da un social network.

Eliminare un profilo non è una garanzia sufficiente che le informazioni condivise con la società e con gli altri utenti siano rimosse: in altre parole, che non siano più rintracciabili attraverso i motori di ricerca. 

Il più importante sul quale intervenire in difesa della propria reputazione, richiedendo il diritto all’oblio Google.

Il primo passaggio è presentare una richiesta di cancellazione dei dati alla società in questione.

motore-di-ricerca-google

nuova legge 2022 per applicare il diritto all'oblio in italia

Anche i motori di ricerca sono responsabili del trattamento dei dati personali e, di conseguenza, chiamati a rispettare il diritto all’oblio.

In Italia, è stato proposto ed approvato un emendamento alla camera che obbliga i motori di ricerca come Google, di deindicizzare i le notizie sul web che parlano di vicende giudiziarie obsolete e relative a coloro che hanno ottenuto l’assoluzione dai capi d’accusa.

Si tratta di un emendamento della nuova riforma di giustizia promossa da Marta Cartabia ministro della Giustizia per il governo Draghi, che introduce maggiore vicinanza ai diritti di chi è stato imputato ma dichiarato successivamente innocente tramite un processo giudiziario per reati penali.

Ciò prevede che il decreto di archiviazione, la sentenza di non luogo a procedere o di assoluzione costituiscano titolo per l’emissione del provvedimento di deindicizzazione, siano il requisito fondamentale per garantire in modo effettivo il diritto all’oblio degli indagati o imputati.

Caso ancora diverso è la volontà di rimuovere una notizia o un contenuto considerato lesivo della propria immagine e del proprio diritto alla riservatezza.

In questo caso, la questione della libertà di stampa risulta centrale. In senso lato, il diritto all’oblio prevede particolari limitazioni, come la preservazione dell’interesse pubblico e della libertà di espressione.

Chi sospetta una violazione dei propri dati può segnalarlo al Garante della Privacy e richiedere lo svolgimento di un’indagine per accertare eventuali rischi. Inoltre ha la possibilità di sporgere denuncia ed eventualmente di ottenere un risarcimento.

Come appare chiaro da questo quadro sintetico, far valere i propri diritti può risultare complesso.

Ecco perché rivolgersi ad esperti potrebbe essere utile: non solo per interpretare più nello specifico le normative che regolano il diritto all’oblio, ma anche per trovare il modo più efficace per metterle in atto senza rischiare contracolpi.

Non sempre esiste una ricetta semplice, specie nei casi più delicati e complessi che richiedono un’analisi approfondita.

Ogni caso, infatti, ha le proprie specificità e per capire come muoversi è fondamentale fare una valutazione attenta.

Perchè non devi richiedere da solo il diritto all'oblio

Leggendo informazioni qui e là sul diritto all’oblio Internet, ti sarà venuta la tentazione di scrivere tu stesso a Google oppure ai siti web o giornali ma ci sono molti motivi per cui tu non dovresti farlo. 

Una ragione fra tutte è che potresti peggiorare la situazione invece di risolverla.

Devi sapere infatti che prendersi cura della propria reputazione è complicatissimo e bisogna essere esperti professionisti, figurati se devi intervenire per difendere la tua reputazione in un mondo sconosciuto e difficile da gestire come il web.

I canali digitali come Google, Youtube ed altri social sono governati da algoritmi informatici e quest’ultimi dominano la tua vita. 

Uno degli errori più comuni che commettono consulenti non esperti di reputazione o i clienti stessi è quello di chiedere ad un giornale la rimozione di un articolo di cronaca giudiziaria, senza aver fatto un’analisi del rischio tecnica per valutare le possibile conseguenze. 

Infatti questi clienti invece di ottenere la cancellazione del proprio come dalle news su Google, subiscono l’aggiornamento dell’articolo facendo diventare quell’articolo che appare online, un contenuto che non potrà mai più essere rimosso per diritto.

Laddove un web reputation manager ottiene l’eliminazione o deindicizzazione dell’articolo dai motori di ricerca, una persona non preparata crea danni perenni costosissimi ed irremovibili. 

Un altro motivo per cui bisogna evitare di agire da soli, è che l’interlocutore che si contatta, che sia una piattaforma web o una testata giornalistica, può essere contattato poche volte e quest’ultime vanno sfruttate bene ed a colpo sicuro, altrimenti qualsiasi altra successiva comunicazione può essere sottostimata e il tuo diritto all’oblio non verrà mai più preso in considerazione.

Ci sono molti altri motivi per cui non dovresti improvvisare questa attività professionale ma l’ultima che voglio accennare è che se hai un bisogno reputazionale, ogni giorno che passa stai soffrendo e subendo un enorme danno nella sfera professionale, personale, psicologica e finanziaria ed hai bisogno di ottimizzare le risorse che hai per andare verso una soluzione valida, veloce e non tentare la sorte con tutte le incertezze e pericoli del caso, perdendo anche tempo.

Al netto di tutti queste valutazioni, solo un esperto web reputation manager può dirti se hai bisogno del diritto all’oblio oppure il tuo caso può essere risolto con degli altri stratagemmi più sottili, sicuri e convenienti anche da un punto di vista economico.

Il General Data Protection Regulation, il regolamento generale sulla protezione dei dati entrato in vigore in Europa lo scorso 25 maggio 2018, introduce all’articolo 17 il Diritto alla cancellazione («diritto all’oblio»).

Chi ha acconsentito al trattamento dei propri dati personali, in altre parole, può richiedere la cancellazione degli stessi al titolare. Quest’ultimo, inoltre, è tenuto a trasmettere la richiesta a tutti i soggetti che hanno avuto accesso ai dati e ad informare il cittadino di eventuali violazioni.

Interpretare la normativa nel suo complesso e le novità più recenti non è sempre facile: non solo per il cittadino, che può trovarsi spiazzato di fronte a tematiche troppo tecniche, ma anche per i professionisti e le aziende.

Diritto all’oblio e la procedura secondo il nuovo regolamento Ue

Il diritto all’oblio e la procedura prevista dal nuovo regolamento punta l’attenzione non tanto e non solo sulla rimozione di notizie false e di link e contenuti presenti sui motori di ricerca, una questione ampiamente dibattuta in riferimento alla libertà di espressione e di stampa.

Essenzialmente, la novità si riferisce al diritto di cancellazione dei dati di cui sia stato espressamente autorizzato il trattamento. Più precisamente, la cancellazione scatta nel momento in cui vengono meno le finalità autorizzate dall’utente del servizio in questione.

Ciò non toglie, in ogni caso, la possibilità di revocare anticipatamente e in ogni momento il proprio consenso, semplicemente presentando richiesta al titolare del trattamento.

La cancellazione, inoltre, è obbligatoria per i dati relativi ai minori acquisiti senza il consenso di chi esercita la responsabilità genitoriale: un aspetto, questo, particolarmente controverso, vista la facilità di bypassare l’autorizzazione favorita dai mezzi digitali.

La vera novità del GDPR è, più in particolare, l’obbligo per il titolare di adottare specifiche misure per la protezione dei dati. In altre parole, nel momento in cui perviene una richiesta di cancellazione di link e riproduzione dei dati, la società deve informare eventuali soggetti terzi coinvolti nel trattamento dei dati.

Affinché il diritto all’oblio e la procedura sopra descritta siano effettivamente attuati, è necessario presentare domanda di cancellazione di “qualsiasi immagine, copia o riproduzione dei dati personali”.

Diritto all’oblio e le procedure per le aziende

L’entrata in vigore del GDPR ha comportato per le aziende l’adozione di una nuova mentalità. Il regolamento, infatti, presuppone che il titolare del trattamento dei dati abbia un ruolo attivo nel promuovere la trasparenza e nel garantire il rispetto della privacy.

Un esempio: in conformità al regolamento, è prevista la nomina del Dpo, il Responsabile della Protezione dei Dati Personali: una figura tenuta ad attuare le misure necessarie per la tutela dei dati sensibili.

Il GDPR non solleva solo un problema di trasparenza, ma anche di sicurezza informatica: la società titolare del trattamento dei dati, infatti, è tenuta non solo a prevenire eventuali usi impropri – ad esempio, la diffusione non autorizzata dei dati –, ma anche a informare il soggetto interessato. In caso di violazioni e illeciti si verifica una lesione del diritto alla riservatezza e possono scattare le sanzioni. 

Le conseguenze spaziano dalla diffida amministrativa a sanzioni pecuniarie che, sulla carta, possono raggiungere il 4% del fatturato.

Per i cittadini, è importante affermare i propri diritti anche quando non esiste un modo semplice per ottenere la rimozione dei propri dati. Per le aziende, adeguarsi al diritto all’oblio e alla procedura del GDPR richiede un intenso sforzo organizzativo e un bagaglio di competenze molto specifico, non sempre disponibile in azienda, specie nelle meno strutturate.

Richiedere una consulenza mirata può essere la soluzione giusta per risolvere i propri dubbi e per mettersi in regola dal punto normativo.

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