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Partita Iva: quanto si paga all’INPS? Guida completa 2024

Quanto si paga all’INPS con una partita Iva: questi gli scenari.

Per essere un libero professionista in regola bisogna aprire una partita IVA, a prescindere dall’iscrizione all’albo di riferimento, ma molto spesso si teme di dover pagare cifre da capogiro per i contributi INPS.

Tuttavia, si tratta di un passaggio fondamentale per chi intende esercitare la propria professione in Italia, e non ci si può esimere dall’aprire la partita IVA versando quanto di dovere all’INPS.

Quest’ultima operazione è semplice e pratica, per cui preoccuparsi a riguardo risulta davvero superfluo, anche se gli scenari sui pagamenti sono differenti.

Gli imprenditori autonomi e i professionisti che operano con partita IVA devono assicurarsi di adempiere correttamente e puntualmente agli obblighi contributivi per evitare sanzioni – in merito segnaliamo che, nel suo sito, il consulente Giampiero Teresi chiarisce cosa si rischia a non pagare l’INPS – e complicazioni finanziarie. Infatti, il mancato rispetto delle scadenze o eventuali errori nei calcoli dei contributi possono comportare conseguenze significative, tra cui multe, interessi di mora e interruzioni nei servizi previdenziali.

Pertanto, una gestione accurata e tempestiva dei versamenti all’INPS costituisce un elemento fondamentale per garantire la compliance normativa e la stabilità finanziaria per coloro che operano con partita IVA.

Per saperne di più a riguardo, di seguito si offre una panoramica sui possibili scenari relativi ai pagamenti dei contributi all’INPS quando si apre una partita IVA.

Partita IVA e contributi INPS: le categorie e i rispettivi pagamenti

Aprire la partita IVA è un passo fondamentale perché significa appartenere ad una delle categorie di riferimento, per cui non si potrà soprassedere al versamento dei contributi all’INPS.

Tuttavia, la principale e comune preoccupazione è relativa alla somma da pagare, sicché la pensione per i giovani sembra un lontano miraggio.

Quanto si paga all’INPS con una partita IVA dipende dalla categoria alla quale si appartiene, e ora esploriamo caso per caso.

Artigiani e commercianti: quanto pagano all’INPS

Innanzitutto, si ritengono artigiani tutti coloro che esercitano un’attività in prima persona con lo scopo di produrre beni e/o servizi.

Si definiscono commercianti, invece, quelli che acquistano per poi vendere prodotti di consumo come immobili, alimenti e così via, oppure svolgono attività di servizio, come fanno ad esempio i consulenti finanziari, gli agenti pubblicitari e tanti altri ancora.

Per calcolare i contributi da pagare all’INPS bisogna chiarire che ce ne sono due tipologie, quelli fissi e quelli a percentuale.

I contributi fissi vanno pagati a prescindere e sempre: nel 2024 gli artigiani hanno dovuto versare all’INPS 4.427 euro di contributi, mentre i commercianti 4.515 euro.

I contributi a percentuale sono legati al reddito di ciascun professionista, e se il reddito supera i 18.415 euro allora gli artigiani devono versare un contributo pari al 24% sul reddito in più, mentre per i commercianti la percentuale è del 24,48%.

La percentuale sale soltanto quando il reddito supera i 55.008 euro, arrivando rispettivamente al 25% e al 25,48%.

Lavoratori autonomi “senza cassa”

I freelance e i professionisti senza albo, ad esempio, sono categorizzati come lavoratori autonomi sprovvisti di Cassa Previdenziale (senza cassa, per l’appunto).

Queste persone devono iscriversi alla Gestione Separata INPS e pagarne i rispettivi contributi, dove l’aliquota per il 2024 ha raggiunto la soglia del 26,23%, percentuale da applicare al reddito dichiarato.

Per i lavoratori autonomi non ci sono contributi fissi ma solo in percentuale.

L’aspetto negativo è che bisogna raggiungere obbligatoriamente un reddito di 18.415 euro per ottenere validamente un anno di contributi per la pensione. Il massimale per cui non si applicano i contributi è invece pari a 119.650 euro.

Professionisti con cassa autonoma

Quanto descritto nel precedente paragrafo non vale per i professionisti con cassa autonoma, poiché le regole cambiano a seconda dell’albo al quale sono iscritti i lavoratori in questione.

Ogni cassa di previdenza, quindi quella degli avvocati, degli architetti, dei farmacisti e così via, ha il suo rapporto con l’INPS e i suoi contributi da versare; dunque, le somme da pagare variano.

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