hai bisogno di rimuovere dei contenuti negativi dal web?

La rete non dimentica? In altre parole, è inevitabile che i contenuti diffusi in rete siano perennemente accessibili, senza la possibilità di modificarli o di rimuoverli?

Il world wide web può effettivamente apparire come una ragnatela impazzita, capace di inghiottire i dati personali senza alcuna possibilità di controllo. Ma il diritto all’oblio è possibile.

A complicare il tutto c’è il problema della duplicazione e della ripubblicazione dei contenuti: infatti, non basta cancellare una foto o una notizia per eliminare automaticamente dalla rete ogni traccia di quel contenuto.

Nell’era dello sharing compulsivo, post, video, immagini e informazioni personali rimbalzano senza sosta da una parte all’altra del globo, condivisione dopo condivisione. Seguirne le tracce è sempre più difficile. Selezionare e identificare i contenuti è un’operazione molto complessa, come lo è analizzare le modalità di indicizzazione e duplicazione delle informazioni.

Ne consegue un quadro caratterizzato da crescenti violazioni e utilizzi impropri dei dati sensibili, come dimostrano alcuni casi eclatanti saliti di recente all’onore delle cronache.

Minori e diritto all’oblio

Il diritto all’oblio può rappresentare uno strumento importante per riprendere il controllo della propria identità digitale.

Questo diritto è sancito a livello europeo, con particolare riferimento ai minori per cui sono previste tutele particolari, in particolare per quanto riguarda l’autorizzazione al trattamento dei dati.

Gli under 18, infatti, risultano più esposti ai rischi della rete e, in generale, meno consapevoli dei propri diritti. In quanto tali, i minori sono spesso indotti a rilasciare il consenso senza approfondire le condizioni. Un rischio che, a ben vedere, riguarda tutti: capire nel dettaglio le informative sulla privacy può non essere semplice.

Spesso, infatti, questi documenti sono intrisi di tecnicismi, così sofisticati da sembrare studiati ad arte per scoraggiare ogni volontà di approfondimento.

Diritto all’oblio e nuovo Regolamento GDPR Ue

Recentemente, l’entrata in vigore del GDPR (General Data Protection Regulation), il nuovo regolamento europeo in materia di privacy e dati personali, ha introdotto una stretta sul trattamento dei dati personali.

Tra le novità previste c’è l’estensione dell’ambito di applicazione del diritto all’oblio, il diritto, cioè, a richiedere la cancellazione dei propri dati personali.

Oltre a questo principio generale, la normativa prevede l’obbligo per le società di fornire – proattivamente e dietro specifica richiesta – chiarimenti dettagliati circa l’utilizzo dei dati stessi: non solo per quanto riguarda le finalità perseguite, ma anche le procedure di raccolta, archiviazione e condivisione delle informazioni con società terze.

Il titolare del trattamento deve fare il possibile per prevenire eventuali violazioni: non solo utilizzi estranei alle finalità previste, ma anche eventuali minacce alla riservatezza dei dati causate da attacchi informatici. In questi casi, il titolare stesso è tenuto a informare il soggetto, così da metterlo nelle condizioni di valutare se attivarsi per mettere in sicurezza i propri dati.

Come anticipato, grazie al diritto all’oblio chiunque può richiedere in ogni momento la cancellazione dei propri dati. Di più: può richiedere che venga eliminata ogni immagine o copia degli stessi.

In altre parole, il titolare del trattamento è tenuto a segnalare la richiesta anche ai soggetti che hanno ottenuto l’accesso alle informazioni.

Se, come ipotizzato, si verifica una violazione a causa di furto o accesso illegale ai dati, chi gestisce le informazioni deve informare non solo il diretto interessato, ma anche il Garante per la protezione dei dati personali.

Motori di ricerca e diritto all’oblio

Un caso particolare è quello di chi vuole chiudere un account o cancellare la propria presenza da un social network. Eliminare un profilo non è una garanzia sufficiente che le informazioni condivise con la società e con gli altri utenti siano rimosse: in altre parole, che non siano più rintracciabili attraverso i motori di ricerca. Il primo passaggio è presentare una richiesta di cancellazione dei dati alla società in questione.

Anche i motori di ricerca sono responsabili del trattamento dei dati personali e, di conseguenza, chiamati a rispettare il diritto all’oblio.

Caso ancora diverso è la volontà di rimuovere una notizia o un contenuto considerato lesivo della propria immagine e del proprio diritto alla riservatezza. In questo caso, la questione della libertà di stampa risulta centrale. In senso lato, il diritto all’oblio prevede particolari limitazioni, come la preservazione dell’interesse pubblico e della libertà di espressione.

Chi sospetta una violazione dei propri dati può segnalarlo al Garante della Privacy e richiedere lo svolgimento di un’indagine per accertare eventuali rischi. Inoltre ha la possibilità di sporgere denuncia ed eventualmente di ottenere un risarcimento.

Come appare chiaro da questo quadro sintetico, far valere i propri diritti può risultare complesso. Ecco perché rivolgersi ad esperti potrebbe essere utile: non solo per interpretare più nello specifico le normative che regolano il diritto all’oblio, ma anche per trovare il modo più efficace per metterle in atto.

Non sempre esiste una ricetta semplice, specie nei casi più delicati e complessi che richiedono un’analisi approfondita.

Ogni caso, infatti, ha le proprie specificità e per capire come muoversi è fondamentale fare una valutazione attenta.

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