Cosa fare se la nostra immagine viene utilizzata senza autorizzazione

È sempre più frequente, se non all’ordine del giorno, in questo mondo parallelo e senza confini qual è il web, ritrovare la propria immagine all’interno di siti non graditi ed esserne totalmente inconsapevoli. Sullo smartphone o sul tablet, tra i vari social network come Facebook o Instagram, tutti siamo on line ed abbiamo a disposizione una moltitudine di immagini altrui a portata di un click. Siamo realmente consapevoli dei rischi che un abuso del diritto d’immagine comporta?

La legislazione italiana come si esprime a riguardo?

Cosa fare quindi se ci si trova vittima di un abuso del diritto d’immagine?

La nostra legislazione, in particolar modo il codice civile, contiene una norma avente lo scopo di tutelare coloro i quali si ritrovano, sfortunatamente, a fronteggiare una situazione di questo tipo.

Nello specifico l’art. 10 del codice civile recita: “Qualora l’immagine di una persona o dei genitori, del coniuge o dei figli sia stata esposta o pubblicata fuori dei casi in cui l’esposizione o la pubblicazione è dalla legge consentita, ovvero con pregiudizio al decoro o alla reputazione della persona stessa o dei detti congiunti, l’autorità giudiziaria, su richiesta dell’interessato, può disporre che cessi l’abuso, salvo il risarcimento dei danni”.

Tale norma tutela l’interesse del soggetto affinché la sua immagine non venga diffusa o esposta pubblicamente. La protezione dell’immagine spetta innanzitutto alla persona (fisica ma anche giuridica) interessata: vi è però l’estensione del diritto ad agire in giudizio anche ai familiari/parenti più prossimi (coniuge, genitori e figli), nell’ottica costituzionalmente orientata di solidarietà familiare.

In caso di abuso dell’immagine, l’interessato, o uno degli stretti congiunti sopra elencati, potrà ottenere dal giudice l’ordine inibitorio di cessazione dell’abuso, oltre al risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali subiti.

Quindi, il diritto all’immagine si esplica principalmente nel divieto di esporre o pubblicare l’immagine altrui senza il consenso dell’interessato, che, nel caso dei social ad esempio, viene richiesto in fase di iscrizione.

È necessario considerare, infine, che, la pubblicazione di un’immagine altrui, nei casi previsti dalla legge, e anche con il consenso dell’interessato, può sempre costituire un abuso del diritto d’immagine e quindi un illecito penalmente rilevante se lesiva dell’altrui reputazione, in pregiudizio all’opinione sociale dell’onore del soggetto danneggiato.

Furto d’identità digitale: un fenomeno sempre più in crescita

Sempre in ambito di diritti d’immagine e di identità digitale, altro reato penalmente perseguibile è il furto d’identità digitale.

Si sta diffondendo a macchia d’olio a causa, principalmente, dell’utilizzo sempre più crescente ed indisciplinato di internet, che comporta la diffusione e la condivisione dei dati personali online.

Questo problema si presenta soprattutto nei social network: gli utenti ignari vengono indotti ad eseguire alcune azioni, aventi come scopo il furto delle credenziali di accesso o l’ottenimento delle informazioni e dei dati personali da utilizzare, poi, per l’accesso ai sistemi informatici, sostituendosi alle reali identità.

Cos’è però l’identità digitale?

Un’identità digitale contiene dati che descrivono in modo univoco una persona o una cosa (soggetto o entità), ma anche informazioni sulle relazioni esistenti tra il soggetto ed altre entità.

Quali sono le principali tecniche di furto dell’identità digitale:

Le tecniche di furto d’identità digitale sono molteplici e sempre più utilizzate da malintenzionati, con lo scopo di appropriarsi di informazioni, foto o della completa identità digitale altrui.Di seguito alcune delle più diffuse:

  • Social Engineering: tecniche psicologiche che sfruttano l’inesperienza e la buona fede degli utenti per carpire informazioni utili a portare a termine successivi attacchi tecnologi ai sistemi mediante una impersonificazione.
  • Phishing: consiste nella creazione e nell’uso di email e siti web ideati per apparire come email e siti web istituzionali, con lo scopo di raggirare gli utenti di tali enti e carpire loro informazioni personali riguardanti il proprio account (password, numero di carta di credito).
  • Vishing o Voice Phishing: richiesta di contattare un falso recapito telefonico per dare poi dati personali.
  • Sniffing: operazioni di intercettazione passiva delle comunicazioni per la cattura di dati (password, messaggi, transazioni) attraverso strumenti informatici chiamati sniffer.
  • Pharming: realizzare pagine web identiche ai siti già esistenti (banche, assicurazioni, softwarehouses etc.) in modo che l’utente sia convinto di trovarsi, ad esempio, nel sito della propria banca.

Ora, avendo a disposizione tutte queste informazioni, siamo in grado di tutelarci nel caso in cui dovessimo trovarci in situazioni simili, sappiamo come muoverci, a chi rivolgerci e che tipo di azioni poter intraprendere a protezione della nostra identità.

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