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Accordini Igino Winery: intervista Smart Wine Pandemia 2021

Accordini Igino Winery: Smart Wine Pandemia 2021.

Il settore del vino in Italia è un comparto trainante dell’export e anche del made in Italy; in alcuni decenni le bottiglie italiane, su tutti i più importanti mercati, hanno surclassato quelle francesi.

La pandemia ha messo in difficoltà solo in parte le cantine storiche che producono eccellenze vinicole, in quanto il loro mercato di riferimento è composto da un’utenza medio-alta che riesce a sopperire ai disagi del distanziamento utilizzando le opportunità tecnologiche del cosiddetto Smart Wine.

Cos’è questa nuova tendenza

Le cantine italiane da alcuni anni si erano digitalizzate e avevano aderito a pieno all’inevitabile processo innovativo in corso in Italia.

La filosofia smart investe ormai molti settori produttivi e della cultura ecco perché anche i produttori di vino hanno affrontato la nuova sfida.

La pandemia ha accelerato il processo innovativo delle cantine per ragioni anche di business.

Non conosci cosa sia questo fenomeno dello Smart Wine e non comprendi come possa essere collegato alla nuova fase della pandemia 2021?

Le restrizioni dovute alla crisi virale mondiale sono state un propulsore del processo d’innovazione in molti settori, i quali hanno dovuto rimodulare la loro offerta ottenendo risultati tangibili anche nei ricavi.

Infatti gli esempi che vi proponiamo hanno avuto risultati divergenti.


Il comparto turismo ha subito messo in campo una proposta come quella dei musei o delle gallerie d’arte che consentono tour digitali con le visite virtuali, in maniera da sopperire ai disagi legati al calo degli afflussi in presenza. Per il calo dei soggiorni classici e dei viaggi in città d’arte diventa difficile sul lungo termine pensare a soluzioni davvero redditizie con le tecnologie digitali.

Il settore pur avendo accettato le opportunità smart risente di una crisi diffusa nonostante la nuova visione smart.
La formazione, invece, ha implementato le attività con l’innovazione digitale, con risultati migliorativi, infatti la didattica online è un segmento in grande crescita.

Anche il learning legato al vino ha recepito al meglio l’opportunità, consentendo a molti di frequentare percorsi formativi a distanza e senza l’obbligo di viaggi e di spostamenti per raggiungere le sedi di enti, consorzi, cantine o facoltà universitarie.

Quali sono le buone pratiche tecnologiche nel mondo del vino?

L’innovazione digitale pervade con le sue opportunità anche il settore vitivinicolo e le storiche cantine di tradizione dei paesi leader come Francia e Italia.

I nostri operatori di aree a vocazione vinicola hanno implementato le novità digitali.

La frontiera hi-tech è in grande sviluppo con il 5G, la realtà virtuale e quella aumentata, implementazioni che preludono a nuove esperienze. Vediamo cosa c’è realmente di nuovo grazie allo Smart Wine.

La grossa novità è garantita dalla possibilità di tracciare la filiera produttiva con una logica e un’attenzione naturale e bio.
Con il digitale è possibile monitorare tutte le fasi di lavorazione partendo dal vigneto alla vendemmia, alla cura in cantina e per poi arrivare al consumatore.
Questo fenomeno si chiama blockchain e stabilisce un rapporto fiduciario tra la produzione e il mercato ben superiore ai marchi di qualità.

Lo smart wine è soprattutto capacità di narrazione e di storytelling da parte dei produttori che possono raccontare il loro marchio stabilendo una fidelizzazione e attivando strategie di marketing corto e diretto con gli estimatori.

Come dice un esperto nel settore come Massimo Vanzulli: “il gusto è un viaggio esperienziale capace di raccontare un territorio e il suo patrimonio immateriale”.

Considerato il nascente fenomeno, si susseguono anche le kermesse dedicate come il Premio Gavi, un workshop che ha riunito gli operatori delle nuove tecnologie digitali applicate al vino.

L’innovazione coinvolge oggi i grandi operatori del vino italiano, questa è la sintesi dei lavori del premio, ma si ritiene che il progresso delle tecnologie e la loro accessibilità consente anche ai piccoli produttori di essere competitivi, di ricercare la qualità, l’efficienza e sostenibilità.

La tecnologia al servizio del mondo del vino per contrastare la pandemia

La tradizione secolare della raccolta e della vendemmia fatta di tempi lenti e raccontati si fonde con quello della tecnologia che per natura corre veloce, creando una fusione apparentemente incompatibile, invece è interessante e piena di sviluppi.

Partendo da questo incipit, come puoi facilmente comprendere, sono proliferate le app e le piattaforme online che fanno incontrare il consumatore con il produttore e consegnano la bottiglia di vino direttamente al tavolo del ristorante.

Queste piattaforme offrono numerosi servizi come ad esempio Enolò, considerata una delle startup innovative dal Gambero Rosso.

La piattaforma non è solo uno strumento commerciale, ma anche una scelta narrativa ed esperienziale.

Uno strumento molto utilizzato è quello del virtual tour che replica l’esperienza di molti musei che avevano offerto agli utenti la possibilità di visitare gli allestimenti direttamente da casa, potendo percorrere gli ampi saloni delle esposizioni e sfogliare libri o vedere da vicino le opere d’arte.

L’applicazione ha avuto un seguito anche nelle cantine, diventando una vera necessità durante le restrizioni pandemiche.

I cultori del vino possono visitare tutti i meandri di una cantina, seguendone la storia, rivivendone la costruzione e ammirare da vicino le botti, entrando addirittura dentro a visionare il superbo contenuto.

Il vino viene vissuto in ogni sua fase produttiva, partendo dalla raccolta fino all’invecchiamento.

La realtà aumentata o il 3D rendono reale ogni esperienza, manca solo il profumo e il gusto, ma non abbiamo dubbio alcuno nel pensare che prima o poi questo gap sarà sanato.
La realtà virtuale diventa anche divertimento e cultura con le Tenute Frescobaldi con un viaggio tra i paesaggi enoici più belli al mondo.

Il viaggio virtuale spazia tra le tenute che raccontano gli scenari della Toscana vitivinicola.

È possibile vivere l’esperienza tramite il sito ufficiale presso la cantina Frescobaldi con dei visori immersivi o utilizzando il QRCode presente sull’etichetta della bottiglia (un bel modo per fidelizzare il consumatore).


C’è un aumento nell’utilizzo delle applicazioni capaci di raccontare la storia delle bottiglie e dei vini, utili a incentivare l’acquisto.


Alcune importanti case produttrici di vini, cantine di nicchia e anche i colossi della grande distribuzione, hanno introdotto il virtual sommelier capace di consigliare il vino adatto a ogni cibo od occasione.

Questa innovazione consente di ottenere sconti su acquisti ripetuti e fidelizzati, oppure di ordinare bottiglie con gruppi di acquisto.

Cosa ne pensa sul tema l’imprenditore Guido Accordini della cantina Igino Winery?

Il titolare della Accordini Igino Winery fondato da Igino Accordini, propone un’interessante visione su quello che la pandemia ha generato nel settore vitivinicolo e sui cambiamenti strutturali e organizzativi che una cantina di pregio italiana oggi dovrebbe affrontare per ritornare di nuovo competitiva nel mercato mondiale.

Nella sua intervista rimarca la grande attenzione alla tradizione, ma con un occhio teso all’innovazione e alla sperimentazione di nuove strade offerte anche dalla digitalizzazione.

Accordini afferma in sostanza che “la pandemia al settore specifico ha dato una nuova opportunità da percorrere, quella del delivery con la possibilità di visionare le cantine, apprezzandone l’offerta anche con un virtual tour per poi ordinare le bottiglie desiderate e riceverle comodamente a casa”.

Dalle difficoltà presentate da una crisi mondiale come quella della pandemia, secondo Accordini, ne potremo uscire fuori, riferendosi al comparto vinicolo, solo se pur rispettando la cultura vinicola italiana sapremo svincolarci dai luoghi comuni.

In tal senso utilizza la metafora solita del “vino vecchio è più buono” che è riscontrabile con il vino Accordini Igino Amarone da degustare nella cantina Accordini Igino Winery in Valpolicella , ritenendo che l’assunto sia tipico di una tradizione non veritiera e di una sottocultura che non comprende che lo stesso processo d’invecchiamento sia legato a diversi fattori che coinvolgono anche la qualità dei vitigni o la struttura delle botti.

Secondo il patron, sono tante le motivazioni che fanno ritenere oggi che la tradizionale affermazione non sia realistica. Accordini delinea la visione della nuova produzione vinicola italiana, la quale deve avere una mano sul cuore della tradizione e la testa attenta all’innovazione per diversificare e ottimizzare gli affari.

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